fusione nucleare

07/03/2010

novità interessante, in attesa di farne un articolo approfondito segnalo il link di un articolo in lingua inglese dove spiega nei dettagli la questione!

journal of nuclear physics


BioDiesel tutto quello che non dovete sapere. PARTE 1

05/03/2010

BioDiesel, è una parola che sta ad indicare il Diesel di origine non minerale, quindi non di origine fossile, ma appunto è di origine Biologica.

La materia del biodiesel mi ha toccato da vicino quando un anno e mezzo fa, i prezzi del diesel stavano lievitando in italia fino ad arrivare a livelli incredibili, molti ricorderanno 1,60 € o 1,55 € al litro.

Ebbene in quel periodo mi sono iniziato a documentare sui Biocarburanti e sulle tante “ricette” che gente piu o meno esperta, diceva di eseguire per crearsi il proprio carburante.

Oggi voglio condividere liberamente quanto da me appreso in questi anni.

VOGLIO SOTTOLINEARE CHE QUESTA GUIDA NON INCORAGGIA ALCUN TIPO DI COMPORTAMENTO ED E’ A SOLO SCOPO INFORMATIVO.

Innanzitutto prima di arrivare al piatto forte, vorrei sfatare alcuni miti, in certi casi propagandati anche dai media qui sotto una selezione importante :

1) Mettere olio puro e/o esausto direttamente nel serbatoio equivale ad un suicidio (ad eccezzione di in un solo caso che esporremo poi).

2) Non è vero che il BioDiesel danneggia il motore, anzi essendo piu raffinato, permette a quest’ultimo di non usurarsi troppo con l’uso.

3) Non è vero che il BioDiesel inquina piu del Diesel minerale, questa menzogna perpetrata da ogni media non ha fondamento scientifico di alcun genere, anzi si hanno riduzioni dell’inquinamento oltre l’80% in rapporto al Diesel minerale.

4) Prodursi BioDiesel non richiede necessariamente conoscienze di chimica, tuttavia non è cosa da farsi alla leggera senza prendere precauzioni.

5) Produrre BioDiesel non significa non fare piu rifornimento dai distributori.

6) L’olio di oliva, per sua natura, ma anche per costo non è indicato per la produzione di BioDiesel.

7) Il Biodiesel usato come combustibile non rilascia alcun tipo di odore, ben diverso è il risultato se viene usato olio puro.

Come dicevo prima, mi sono avvicinato a questo mondo in funzione di accrescere la mia cultura su questo argomento perchè ad un certo punto ne ho ravvisato quasi una necessità.

Quello che si deve sapere è che i motori Diesel, sono nati e sono stati concepiti per funzionare con la combustione di olio, il creatore di questi motori fu Rudolf Diesel, da cui prese appunto il nome il motore.

Occorre fare una distinzione tra 2 modelli di motore diesel oggi in circolazione, ci sono modelli di motori diesel “vecchia generazione” e “nuova generazione”.

Cosa intendiamo per motori Diesel “vecchia generazione”?

Si intendono tutti i motori precendenti all’introduzione delle tecnologia “common rail”, ovviamente per quelli successivi parleremo di nuova generazione.

Questa distinzione la si fa perchè in quelli di vecchia generazione, era possibile fare miscele tra olio puro o esausto (adeguatamente microfiltrato) e Diesel minerale molto vantaggiose, del tipo si poteva riempire il serbatoio per un 80% di olio e il riestante di Diesel minerale.

Nei motori di nuova generazione questo non è piu possibile, o meglio è possibile per percentuali molto basse ravvicinabili al massimo 10% di olio e il restante di diesel minerale, percentuali maggiori hanno avuto sempre effetti deleteri nel corso del tempo, perchè i motori di nuova generazione non reggono la pressione generata dall’olio puro, con conseguente rottura in molti casi della pompa del gasolio.

Dopo questo piccolo (?!) preambolo, veniamo a noi su come si genera un litro sperimentale di BioDiesel.

Dovete munirvi di :

1 litro di olio da frittura di qualsiasi genere NUOVO (tranne che d’oliva)

200 ml di metanolo

3,5g di soda caustica

1 bottiglia di plastica di almeno 2 lt.

Innanzitutto vanno sciolti i 3,5g di soda caustica nel metanolo, nel fare questo utilizzare una mascherina contro i fumi, perchè il metanolo è una sostanza molto volatile e dannosa per la salute.

Scaldare l’olio portandolo ad una temperatura che varia dai 45° fino ad un massimo di 65° (non andate mai oltre questa temperatura).

Una volta portato a questa temperatura, versateci sopra il metanolo, poi prendete una bottiglia di plastica vuota e versateci dentro tutto il composto, noterete che è in corso una reazione chimica.

Chiudete la bottiglia e agitatela per 10-15 secondi, poi appoggiatela su una superficie qualsiasi.

Noterete che la reazione chimica sta creando 2 sostanze eterogee fra di loro, una sul fondo molto scura e una chiarissima sopra.

Bene, questo vuol dire che l’esperimento è riuscito, la parte scura sotto è la glicerina, la reazione infatti separa la glicerina che è nelle molecole dell’olio e la sostituisce con il metanolo.

La parte chiara sopra è gia BioDiesel ma ancora da lavorare.

Dopo circa 2 ore, i 2 liquidi saranno separati perfettamente, gettate la glicerina (non è un materiale inquinante, bensi può essere usato anche come fertilizzante) e tenete ovviamente il BioDiesel.

Ora dovrete pulire il vostro BioDiesel, questo perchè potrebbero essere rimaste delle piccole particelle di metanolo e di soda caustica che se immesse direttamente nel motore non farebbero sicuramente bene.

Come facciamo a pulirlo?

Esistono vari metodi, uno poco costoso e immediato è quello di utilizzare acqua salata, per cui scalderemo un pò di acqua e vi ci scioglieremo del sale, prenderemopoi il biodiesel e lo metteremo in un contenitore trasparente e ci verseremo sopra l’acqua salata.

Ora vedremo che ovviamente l’acqua andrà in fondo e il biodiesel piu leggero rimarrà sopra..l’acqua non avrà un colore cristallino, questo proprio perchè il biodiesel era “sporco” quindi butteremo via l’acqua e ripeteremo il lavaggio fino a che l’acqua sul fondo non sarà perfettamente trasparente.

A questo punto?

A questo punto ci sarebbero 2 soluzioni, o metttere il BioDiesel direttamente nell’auto o fare qualcosa che per sicurezza io reputo migliore e cioè scaldarlo fino a raggiungere i 100°, questo per dare la possibilità all’acqua residura di evaporare lasciandoci il nostro biodiesel purissimo.

Questa guida riguarda solamente il BioDiesel fatto da olio da frittura NUOVO, un pò piu articolato, ma molto piu conveniente è quello che viene dagli olii esausti, e questo verrà spiegato nella seconda parte.

Per ora è tutto.

Grazie.

ATTENZIONE : CREARE BIODIESEL NON E’ ILLEGALE, IN MOLTI PAESI EUROPEI SE NE PUO’ PRODURRE UNA CERTA QUANTITA’ ALL’ANNO PER ALIMENTARE LA PROPRIA AUTO, NON E’ LEGALE ALIMENTARE LA PROPRIA AUTO CON IL BIODIESEL FATTO IN CASA IN ITALIA, L’ ARTICOLO E’ A PURO SCOPO INFORMATIVO.

David R.


Gruppo facebook

04/03/2010

È stato appena aperto a ulteriore sostegno de “Il Connettivista” un gruppo facebook a esso ispirato, raggiungibile al seguente collegamento


A A A Cercasi Redattori

03/03/2010

sei un un appassionato e un esperto di qualche campo dell’umana conoscenza?

condividi uno sano spirito connettivista?

quando incominci a parlare la gente fugge perchè  ammorbata dai tuoi deliri?

bene! noi cerchiamo proprio gente come te!

manda un anticipo della tua linea di pensiero per farci capire che ruolo potresti avere ne “Il Connettivista”

email:  ilconnettivista@gmail.com


il connettivista

03/03/2010

Salve a tutti! Questo è il primo di una “speriamo” lunga serie di articoli per questa nuova avventura, sperando che il nostro lavoro e la vostra partecipazione attiva possa condurci tutti verso un percorso costruttivo di crescita ed approfondimento.

Da dove nasce il connettivista? è tanto tempo che mi considero un connettivista, da quando molti anni fa lessi un libro crociera nell’infinito di Alfred Elton Van Vogt. Per me il libro in questione fu folgorante lasciando una grossa traccia sul mio immaginario, questa consapevolezza unita allo studio e la curiosità verso tutti quegli aspetti che mi portavano a capire come funzionano le cose e gli altri aspetti del mondo nei dettagli, con una fame di conoscenza e conseguente voglia di sperimentare che non si sopisce mai, creando un certo modo di approcciarsi a tutti questi aspetti che io definisco come connettivismo pragmatico o connettivismo reale.

Il connettivismo che proponiamo noi ha pochi punti in contatto con l’omonimo movimento letterario , che fra i suoi esponenti vanta Giovanni De Matteo, Sandro Battisti e Marco Milani, o perlomeno la mia attuale ignoranza riguardo questo argomento (a parte una superficiale infarinatura sul movimento letterario come averne letto il manifesto,aver letto qualche opera di Giovanni De Matteo e di tanto in tanto seguirne il blog) non mi consente di fare collegamenti significativi.

Tornando all’argomento principale, che cos’è un connettivista? innanzi tutto diamo una definizione in modo che vi possiate fare un idea superficiale su cosa noi intendiamo come connettivista: Il termine connettivismo (in inglese nexialism) venne introdotto nella fantascienza dallo scrittore canadese Alfred Elton van Vogt nella sua serie di racconti raccolti nel libro Crociera nell’infinito per indicare una immaginaria dottrina. La teoria di van Vogt parte dall’assunto che, avendo ogni singola disciplina raggiunto livelli di specializzazione elevatissimi, sia necessaria una nuova scienza capace di ristabilire le connessioni tra le competenze e le conoscenze di una disciplina e l’altra. Chi si occupa di ciò è definibile come connettivista. (link) ); oppure: Il connettivismo è una disciplina che mira a costituire una visione unica ed integrata, un olismo piuttosto che un riduzionismo, un punto di vista globale piuttosto che specifico. Questo non significa che un connettivista sia un tuttologo: lo scienziato connettivista è esperto dei vari rami della scienza quasi come uno specialista ma aggiunge ai singoli punti di vista una capacità di visione generale del problema(link ).

Quali sono gli scopi della rivista? Il connettivista ha molteplici obbiettivi: se da un lato proponiamo articoli di carattere conoscitivo come spiegare nei dettagli come funzionano le cose e gli aspetti di questo mondo, se possibile spiegare nei minimi risultati come riprodurre il risultato in casa,divulgazione scientifica, proporre articoli di carattere connettivista e interdisciplinario nel modo più ampio ed aperto possibile, dall’altro ci proponiamo come aggregante per tutte quelle persone che condividono uno spirito connettivista, creando una comunità la quale uno dei suoi punti di forza sia la partecipazione attiva dei membri di questa comunità.

Noi nel nostro piccolo e in piena umiltà crediamo che questo possa essere l’inizio di una grande avventura, l’unica cosa che chiediamo è una partecipazione attiva e sincera di chi ci vorrà seguire in tutto questo, facendoci da consiglieri, da critici in pieno spirito di collaborazione ed amicizia.

Cripto

(a nome di tutta la redazione del “il connettivista”)


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